7 Novembre 1917: ricordiamo il più grande avvenimento del xx secolo, ricordiamo il trionfo in Russia del comunismo con la Rivoluzione d’Ottobre!
In questa data molto importante per la storia dei popoli e delle classi subalterne nella lunga lotta per emanciparsi dallo sfruttamento e dall’ingiustizia politica e sociale proponiamo la lettura di un testo appena uscito e pubblichiamo un intervento fatto dal collettivo Areaglobale che ne è l’autore.
Antiper, Lenin.
Uomo del futuro, 1, La situazione sociale e politica della Russia dopo
l’abolizione della servitù della gleba. il populismo russo dagli “anni ’60”
alla Narodnaja Volja, 22 Pagg., A4, PDF, MOBI.
Lenin, uomo del
futuro
Nel mondo in cui viviamo si insegna ai bambini la storia di popoli vissuti
migliaia di anni fa (sumeri, assiro-babilonesi, fenici, egizi, greci,
romani...). In questo mondo, gli insegnamenti di Platone o di Aristotele
vengono presentati come fondamento della "civiltà occidentale" e
testi scritti un bel numero di anni fa (la Bibbia o i Vangeli, ad esempio)
vengono presentati come "verbo", "verità". Ci insegnano le
lingue morte perché dicono che sono necessarie per capire le lingue vive. Se
studi la fisica ti parlano di Newton, se studi la geometria ti insegnano
Euclide, se ti occupi di letteratura ti fanno leggere Dante, Manzoni, Leopardi,
ecc.. Se studi l'arte ti fanno vedere Giotto e Michelangelo, mentre se studi la
musica ti fanno ascoltare Mozart o Beethoven...
In questo mondo in cui viviamo c'è solo un ambito del "passato" dal quale, a quanto ci viene detto, non abbiamo nulla da imparare: è l'ambito della trasformazione dell'esistente. Tutto il pensiero del superamento del capitalismo è ormai impensabile; tutta la pratica del superamento del capitalismo è ormai impraticabile.
Non passa
giorno che il capitalismo non decreti la "morte di Marx" e con essa
quella di qualsiasi ipotesi di superamento rivoluzionario della società
capitalistica. Ma questo decretare quotidianamente la morte di qualcuno - che
si era già peraltro dichiarato defunto il giorno prima - non è solo un rito
scaramantico. E' piuttosto la distribuzione della "dose giornaliera"
di quella particolare forma di ideologia che la classe dominante ha creato apposta
per noi e che consiste in un solo, semplice, ma potente messaggio: il
capitalismo sarà anche pieno di difetti e di malfunzionamenti (come si vede
anche dalle conseguenze sulla vita delle persone delle crisi economiche e della
devastazione della natura), ma è non superabile. E come lo sappiamo?
Perché abbiamo visto "come è andata a finire in Russia"...
Ora, l'insuperabilità storica del modo di produzione capitalistico è
chiaramente una favola; per usare il linguaggio di Marx, un'ideologia.
Ma il capitalismo è riuscito - e tuttora riesce - ad usare la sconfitta del
primo tentativo di "costruzione dell'alternativa", per dire che non
c'è alternativa. Ovviamente, "a sinistra", si è fatto a gara per
prendere al volo questo grande pallone che ci è stato lanciato, pieno di quella
sostanza che i latini (appunto) chiamavano merda. Sul risultato di
questa gara non c'è molto da aggiungere.
Il fatto è che forse stiamo diventando tutti un po' hegeliani. Se il reale è
razionale, cioè che è non reale (perché non esistente, in quanto
sconfitto) non può essere che non razionale ovvero non può esistere.
Non come nel prendere al volo il pallone, lì abbiamo vinto.
Abbiamo sbagliato noi e non c'è neppure la rivincita, che si dà anche a
briscola. E poiché delle sconfitte - siano esse transitorie o definitive - ci
si vergogna (troppa fatica capire davvero perché si sono prodotte), ecco cosa
succede nel "movimento" cosiddetto anti-agonista, anti-capitalista,
anti-razzista, anti-imperialista, anti-fascista, e così via anti-ando...:
se dici Lenin - oibò - sei out. Ma se dici "beni comuni" -
oplà - sei in (anche se nessuno - sul pianeta Terra, almeno - ha ancora
capito cosa diavolo siano questi beni comuni).
Noi vogliamo essere decisamente out.
Innanzitutto, vogliamo essere "out" dalla gran parte di questo
"movimento" di cui auspichiamo la dissoluzione (meglio se
rapida). E poi vogliamo essere "out" da tutto quel
"nuovismo a tutti i costi" un po' provinciale che non serve ad altro
che a distruggere meticolosamente ogni strumento di comprensione e di
trasformazione dell'esistente.
Per questo, 95 anni dopo la più grande rivoluzione, cominciamo la
pubblicazione di un saggio molto corposo sul contributo teorico e
sull'esperienza pratica del più grande rivoluzionario.
Dedichiamo questo 7 novembre a lui, uomo del futuro.
7 novembre 2012